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P A R T I G I A N I !

Roma, 7-8 maggio 2005



POESIE, CANTI, ED ALTRI TESTI
SULLA RESISTENZA PARTIGIANA


Lo avrai
camerata Kesserling
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costituirà
a deciderlo tocca a noi
non coi sassi affumicati
dei borghi inermi e straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità.
Non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire
ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro di ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato tra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo
su questre strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ORA E SEMPRE RESISTENZA


P. Calamandrei




Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l' Europa tremò nella più morta vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perduto
tra rogge e viti: ed era pura luce.
Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Visse a lungo sui monti, che albeggiavano
quasi paradisiaci nel tetro azzurrino
del piano friulano: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce......


Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un'alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l'alba nascente fu una luce
fuori dall'eternità dello stile....
Nella storia la giustizia fu coscienza
d'una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.


Pier Paolo Pasolini




FESTA D'APRILE

I fascisti han capito,
se non son proprio tonti,
che siamo arrivati
alla resa dei conti!

Scendiamo giu' dai monti
a colpi di fucile!
Evviva i Partigiani!
E' festa d'Aprile!


(Canto Partigiano, inizi aprile 1945)



Dove vai, rasentando i muri della città
sembri assorto in pensieri lontani,
forse stai ricordando la tua gioventù,
i tuoi vent'anni,
anche allora rasentavi i muri imbracciando un fucile,
qualcuno vestito di nero voleva impedirti di realizzare i tuoi sogni.
Qualcuno voleva impedirti
che altri uomini, altre donne, altri bambini
vivessero in un mondo diverso
fatto di lavoro, di benessere, di felicità
non so se oggi si possa dire
che tutto si sia realizzato..
ma i sogni restano
e quelli nessuno potrà toglierteli
vecchio partigiano.


Pietro Tajetti "Mario"



ALLE FRONDE DEI SALICI

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo ?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.


(Salvatore Quasimodo, “Giorno dopo giorno”, 1947)




AI QUINDICI DI PIAZZALE LORETO

Esposito, Fiorani, Fogagnolo,
Casiraghi, chi siete ? Voi nomi, ombre ?
Soncini, Principato, spente epigrafi,
voi, Del Riccio, Temolo, Vertemati,
Gasparini ? Foglie d’un albero
di sangue, Galimberti, Ragni, voi,
Bravin, Mastrodomenico, Poletti ?
O caro sangue nostro che non sporca
la terra, sangue che inizia la terra
nell’ora dei moschetti. Sulle spalle
le vostre piaghe di piombo ci umiliano :
troppo tempo passò. Ricade morte
da bocche funebri, chiedono morte
le bandiere straniere sulle porte
ancora delle vostre case. Temono
da voi la morte, credendosi vivi.
La nostra non è guardia di tristezza,
non è veglia di lacrime alle tombe:
la morte non dà ombra quando è vita


(Salvatore Quasimodo, “Il falso e vero verde” 1949-1955)




O ISTRIA CARA (ROSSA UNA STELLA)


O ISTRIA CARA
OPPRESSA E INSANGUINATA,
ANCHE LA VITA
TI ABBIAMO NOI DONATA.

PRENDI IL FUCILE
E VATTENE ALLA GUERRA,
SCACCIA IL NEMICO,
REDIMI LA TUA TERRA

AVANTI UNITI,
CROATI ED ITALIANI,
NELLA CERTEZZA
DI UN PIU' BEL DOMANI.

ALLA VITTORIA
IL POPOLO AVANZA UNITO,
PERCHE' LO GUIDA
IL MARESCIALLO TITO.

I NOSTRI OCCHI
SON FISSI ALLA VITTORIA:
NOI INIZIEREMO
LA NOSTRA NUOVA STORIA

LA' SUL QUARNERO C'E' FIUME
CHE IN ANSIA ATTENDE
IL PARTIGIANO
CHE IN ARMI LA DIFENDE.

VILE TEDESCO,
SCAPPA BEN LONTANO,
ARRIVA IL QUARTO
BATTAGLIONE ITALIANO.

*ROSSA UNA STELLA
SBOCCIATA E' COME UN FIORE
NEL CIELO BIANO
DEL NOSTRO TRICOLORE.*

CANE FASCISTA,
CHE SERVI GLI OPPRESSORI,
PER TE SARANNO
PRESTO GRAN DOLORI!





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Una iniziativa internazionale ed internazionalista
nel 60.esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo

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